Torino Gay & Lesbian Film Festival

Posted by MES mercoledì 30 aprile 2014 alle 20:03


Oggi inizia uno dei Festival storici di Torino, che prima si chiamava Da Sodoma ad Hollywood e che oggi, per questioni concettuali (cioè perché è più bello), ha un nome che sembra un codice fiscale: TGLFF.
Per parlare di questo tipo di evento bisogna smettere di pensare che somigli ad una celebrazione dell'erotismo per adulti o ad un ritrovo per cinefili sporcaccioni. Basta leggere la storia del Festival, specchio della storia d'amore tra i due che il Festival lo hanno creato: Ottavio Mario Mai e Giovanni Minerba. Al primo è dedicato il libro Negli occhi il cinema, nelle mani l'amore di cui è disponibile il booktrailer.

Ammettiamolo: comunque la si pensi in proposito, il tema dell'orientamento sessuale rimane difficile da affrontare. Troppo controverso, problematico, soggettivo e aggiungerei privato, per parlarne con leggerezza. La soluzione migliore, in questi casi, è farci un film.
Peccato che in Italia certi film difficilmente arrivino al grande pubblico. E infatti, su una programmazione enorme, solo 14 sono le opere italiane. Chissà perché sono per la maggior parte documentari. Se vi ponete il problema di spiegare ad un figlio, un nipote o che ne so in che cosa consistono i vari mondi non eterosessuali presenti sul Pianeta Terra, tenete presente che Unique e Ufficio Nuovi Diritti sono adatti a ragazzi di qualsiasi età, purché in possesso di capacità di raziocinio in quantità anche modesta. Anche perché prima o poi uno si trova a discutere di certi argomenti e sarebbe bello se avesse qualcosa di sensato da dire.
Di seguito i titoli e i trailer, ammesso che sia riusciti a trovarli. Le prime due opere sono di registi piemontesi.

  1. Ufficio Nuovi Diritti
  2. The Devil's Haircut
  3. Gli Uraniani
  4. Unique
  5. Ubi tu gaius ego gaia
  6. Teologia Promiscua - ho trovato solo il canale youtube del regista Paolo Ferrarini
  7. Sono uguali in vacanza
  8. Luigi e Vincenzo
  9. Lei è mio marito
  10. La leggenda della Torre
  11. La Favola dei due Marinai
  12. I Fantasmi di San Berillo
  13. 60 anni di Rai TV - tra spettacolo e informazione
  14. Picchì chi è?
Per informazioni sui registi (o almeno per conoscerne i nomi) basta consultare la scheda del singolo spettacolo sul sito. Inoltre il Festival propone una serie di eventi che mi riprometto di andarmi a spulciare.

Torino Fringe Festival

Posted by MES martedì 29 aprile 2014 alle 20:21

Dal 2 al 12 maggio 2014 torna il Torino Fringe Festival in una seconda edizione mooolto interessante.

L'anno scorso una banda di pazzi ha deciso di chiamare un sostanzioso numero di artisti per portarli alla conquista di Torino e dei suoi spazi principali. Non si sono accontentati di entrare nei teatri, negli auditorium e compagnia bella della Signora, ma hanno invaso anche le strade con la rassegna ToStreet, anch'essa giunta gloriosamente al suo secondo giro.


Ora, potrei anche fare la tipa che si va a vedere tutti e dico tutti gli spettacoli per strada, che tanto è gratis. Però sono un'artista anch'io e credo profondamente nel valore del lavoro, sia degli organizzatori (non deve essere uno scherzo) sia degli artisti, e penso che sia giusto partecipare nel proprio piccolo.
Il mio piccolo è veramente piccolo, diciamo minuscolo, per cui ero partita con la tecnica dell'unebbasta. Quest'ultima ha luogo approssimativamente nei dieci giorni che precedono un insieme di eventi interessanti ma a pagamento e consiste nel lavoro di ricerca e analisi convulsa di qualsiasi video, articolo, sito, blog e rivista scolastica riguardi le compagnie teatrali in lizza per il titolo di "Questo Non Me Lo Posso Proprio Perdere". Chi vince è l'Eletto, l'opera alla quale proprio non potevo evitare di assistere.
Mi stavo quindi preparando psicologicamente ad applicare suddetta tecnica quando, osservando le tariffe, mi sono resa conto che offrono la bellezza di cinque spettacoli a 35 euro. Non è che sia una cifra proprio irrisoria, ma non credo ci si possa comprare qualcosa di altrettanto interessante. Ho dunque sciolto gli indugi e quintuplicato lo spazio disponibile sotto la voce "da sborsare questo mese".

Rispetto, affetto e tutto quanto per gli artisti che parteciperanno, però io ho bisogno di conferme. La tecnica dell'unebbasta non può essere completamente ignorata: ha un suo senso. Non posso andare a vedere chiunque: c'è una tale scelta tra ToStreet e il Festival che devo per forza scegliere. E per farlo, devo sapere tra chi operare la mia Scelta.
E' una parola.
In un tentativo di semplificazione (e poi perché diciamocelo, questo blog è fazioso) ho radunato qualche video che potesse dare un'idea delle compagnie torinesi in cartellone.

  • La Blusclint presenta Grasse risate, lacrime magre. L'ho trovato TUTTO.
  • O.P.S. Officina per la Scena e La Paranza del Geco presentano Sonata Mascarata.
  • La TurcaCane presenta Il Viaggio della Fortuna. Non ho trovato un video dello spettacolo, ma qui ce ne sono altri della compagnia.
  • Le Sillabe presenta Un Amore Esagerato. Veramente presenta anche Gold Show, ma ho trovato solo questo, perciò...
  • Ciotta e Charms Company presenta La Nasca.
  • Supershock presenta Voyage dans la Lune. Hanno un sacco di video sul loro sito, che Dio li benedica.
  • I Santibriganti presentano From Orlando to Santiago. Si sono organizzati bene: hanno anche il trailer. Roba seria.
  • La Piccola Compagnia della Magnolia, infine, presenta Zelda - vita e morte di Zelda Fitzgerald.
Intendiamoci: di compagnie torinesi se ne presentano anche altre, solo che ancora non ho trovato materiale sufficiente per inserirle nella lista. Maniacale? Forse. Di posti ce ne sono solo cinque e non mi basta leggermi il curriculum degli attori: li devo vedere coi miei occhi perché possano essere gli Eletti.

Mentre mi curo il delirio di onnipotenza, segnalo uno spettacolo che non è fatto da torinesi, ma secondo me è decisamente degno di attenzione: Dopodiché - Stasera mi butto dei Disagiosociale
Inoltre, due curiosità: una riguarda Cyrano, presentato dalla compagnia Crab, o meglio riguarda la sua locandina; è già qualcosa, visto che non ho trovato molto altro su di loro. Quindi, anche se sono torinesi, mi dispiace ma ancora niente lista. E poi una cosa: avete notato che il Torino Fringe Festival si sostiene anche con il Crowdfunding? La trovo un'idea intelligente e innovativa: penso che sia un buon modo di attirare l'attenzione, spargere la voce, creare una comunità legata all'evento. Oltre ovviamente a recuperare fondi.

Chiaramente la ricerca della verità non finisce qui.


Jazz is in the air

Posted by MES domenica 27 aprile 2014 alle 16:20


Bisogna riconoscere un grande merito al Torino Jazz Festival: c'è un'aria di festa tale per le strade che pare di stare a Palermo il giorno di Santa Rosalia. Ed è normale che sia così: ieri mi sono fatta un giro dalle sette in poi tra Piazza Castello e Piazza Vittorio (che poi si chiamerebbe Piazza Veneto, ma questa è un'altra storia) su e giù per le strade del centro e la musica era ovunque.
Vero è che il TJF Fringe dà spazio ad artisti emergenti, per cui senti jazz rivisitato, contaminato e rivoltato come un calzino, ma ciò che ne viene fuori è molto interessante, con la gente (tanta) che osserva strumenti considerati lontani dal genere e soprattutto dalla strada: violini, viole, violoncelli, organi... vabbè, pianole che fanno la voce dell'organo. Ma non sottilizziamo.

In Piazza Veneto c'era il primo appuntamento con Luca Biggio, che è diventato il mio nuovo eroe personale: per cinque giorni di fila (il primo era ieri) si è preso l'onore e soprattutto l'onere di creare cinque serate diverse. Lo spazio che ha a disposizione è ampio, per buona pace degli spettatori, grazie alla collaborazione dei due locali che lo ospitano: il Clorophilla e il Lab. Ieri era lì che si divertiva coi suoi amici, mentre poco distante la Honky Tonk School proponeva balli rock'n'roll e jive all'interno di una specie di discoteca coperta e le coppie di tutte le età stavano a guardare dandosi di gomito.

Risalendo via Po ho fatto tappa al Blah Blah, dove c'era il Pietro Ballestrero Ensemble. Alcuni dei musicisti sono miei amici, gente seria. Ho trovato un video piuttosto rappresentativo...


In Piazza Castello, intanto, continuano i concerti coi grandi nomi del TJF. Ieri toccava a Diane Schuur, che però secondo me non era molto in voce. A questo punto però ho una seconda teoria: secondo me i tecnici del suono hanno qualche problema che li sta facendo smadonnare dall'inizio del Festival. Anche la cantante dei Rote Jazz Fraktion aveva avuto non pochi problemi di microfono, solo che lei si limitava a continuare a muovere le labbra guardandosi intorno con gli occhi del terrore, mentre la Schurr per riuscire a sentirsi emetteva sovracuti disumani. Ad ogni modo è piaciuto.
A me piace ricordarla così.


25 Aprile in giro

Posted by MES sabato 26 aprile 2014 alle 12:56


Le manifestazioni programmate per celebrare la Resistenza, chi ci è morto e chi ci ha guadagnato (cioè tutti quanti) sono state tante e varie. A me però interessava l'apertura di un appuntamento che credevo contingente (poi mi spiego): il Torino Jazz Festival. E poiché sono un animale serale, ho assistito al concerto delle 21 in Piazza Castello, quello di Daniele Sepe insieme ai Rote Jazz Fraktion.
C'era un po' di gente, soprattutto in posizione strategica tra pizzerie, bar e palco. Il jazz non è un tipo di musica che si ascolta seduti e composti, però il contesto, con megapiazza e megapalco annessi, non permette una concentrazione maggiore a quella di un lombrico.
Per fortuna la musica di Daniele Sepe non ha molto a che fare col jazz. Di quest'ultimo conserva la struttura, ma la arricchisce con una marea di influenze diverse. Il risultato è una contaminazione di musica latinoamericana, orientale, argentina e dell'est. Con improvvisazioni sparse, naturalmente. Wikipedia non ha modo di classificarlo. E nemmeno lui, veramente.
Toni altissimi, strombazzati e spettacolari.
E' piaciuto moltissimo.
Personalmente identificherei il momento chiave della serata nei 15 minuti in cui mi sono vista accerchiare da un ragazzotto di campagna con carrellino in appendice, che mi ha tolto parte della mia capacità di ascolto urlandomi ripetutamente BIRRA nei timpani (in alternanza destro e sinistro, perché si spostava, credo apposta).
Dunque l'evento di ieri era più un coronamento dello spirito tardo partigiano tipico della festività e non una vero concerto jazz. Diciamo un punto d'incontro tra la Liberazione e il Festival. Sepe era il più adatto, vista la sua tendenza al comunismo spinto.
Ad ogni modo il programma del TJF Fringe, da non confondere con il Torino Fringe Festival, che ancora deve partire, mi è sembrato particolarmente interessante. Qui c'è qualche foto in più.
Per chi non avesse voglia o modo di alzarsi dal letto, gli studenti del DAMS propongono un viaggio documentato con "articoli, fotografie e materiale audiovisivo". Inoltre il Comune, tra gli altri, ha finanziato un Blog Tour che può dare ottimi frutti. E poi ci sono loro.
E io vi lascio una canzona.

Soft Pictures

Posted by MES venerdì 25 aprile 2014 alle 17:44


Ieri sera alle dieci, con mio sommo godimento, sono andata a vedere una mostra: Soft Pictures che, per gentile concessione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, è possibile visitare gratis dalle 21 alle 23 di ogni giovedì.
Figata.
L'idea è di creare un legame tra arte e tecniche di cucito appartenenti al passato utilizzando queste ultime come unico veicolo artistico o comunque inserendo elementi tessili nell'opera. Ma lo dicono meglio lei e lei.
Se invece volete un resoconto più poetico, rivolgetevi a lei.
Chi vuole avere la sensazione di camminarci dentro, legga qui. O qui.
Ok, la pianto.

Premetto che è stato bello camminare tra le opere a quell'ora, coi rumori attutiti della città già semi addormentata e le luci soffuse: mi sembrava di essere nel salotto di casa mia, tolta una tizia allampanata che continuava a leggere tutte le singole descrizioni appese al muro ad altissima voce, neanche avesse dovuto descrivere la scena a tutti gli abitanti della zona.
Insomma, mi è piaciuta. Poi era gratis.
Però scusate, io quando so che si fa una mostra con opere che includono l'uso del tessile mi aspetto tre cose, anche se in odine casuale o con qualche omissione: geometrie, tridimensionalità e colore. Mi immagino tappeti persian style, quadri che perdono fili, colori accesi. Invece no: hanno puntato sugli arazzi. Per dare un senso di solennità alla cosa, dicono, nel senso di utilizzare un simbolo del passato come l'arazzo e usarlo tipo tela per esprimere messaggi legati al presente e dargli una certa ufficialità.
Come se uno che si trova davanti le figure oppresse dalla schiavitù di William Kentridge avesse bisogno di vederle impresse su un grosso pezzo di stoffa per capire che è un'immagine triste, solenne, ufficiale e tutto quello che volete. Non so, non mi convince.

Ad ogni modo alla Fondazione ho trovato una rivista gratis, ArteSera. L'occhiello recita Il primo free press di arte contemporanea per tutti, anche se il numero di marzaprile riguarda principalmente il design, tra eventi segnalati in giro per il Piemonte e relative foto. Bello. E ci hanno pure il blogghe.

I Dropp

Posted by MES giovedì 24 aprile 2014 alle 10:00


Sono nati musicalmente nel 2011, fanno musica elettronica e mi chiedo come mai non si esibiscano a Torino da un po', visto che sono di qua.
Peccato: sono bravi e hanno qualcosa da dire. Con voci, sintetizzatori, computer e batteria.

Ad ogni modo, a maggio saranno a Roma.

A chi piace questo tipo di musica, cioè elettronica con un senso e non "guarda-come-sono-figo-mentre-ripeto-tre-note-all'infinito-col-mio-sintetizzatore-da-millemila-dollari", consiglio di farsi un giro al Bunker stasera: c'è Dj S.P.Y.


L'infinito alla GAM

Posted by MES mercoledì 23 aprile 2014 alle 22:00


Dal 29 marzo 2013 la mostra permanente della Galleria d'Arte Moderna di Torino si sviluppa in quattro percorsi: infinito, velocità, etica e natura. Questo perché un anno fa, in occasione dei 150 anni della GAM, è partito il suo restyling, che comprende la scelta da parte di quattro professionisti di altrettanti temi da sviluppare utilizzando le opere già di proprietà della Galleria, in modo da non spendere soldi in giro, che qua l'acqua è poca e la papera non galleggia.
Non lo dico io: lo dice lui.

Intanto, al piano di sotto, due artisti si confrontano sul tema del bianco opposto al nero. Per il primo abbiamo Ettore Spalletti, per il secondo, Omar Galliani.
Lo dice pure lei.

Se avete intenzione di vedere tutto in una botta sola, vi consiglio di portarvi una bottiglia d'acqua zuccherata, soprattutto se come me avete il vizio di guardare le mostre dalla fine. Vi troverete di fronte ad un bivio: da un lato, uno stanzone inequivocabilmente bianco, dai cui muri pendono lastre di azzurro e rosa pastello e nei cui angoli si annidano ampolle di blu; dall'altro, un antro infernale di grafite nera su legno chiaro, opportunamente piallato per mettere in risalto le sue venature sotto il disegno.
Un'atmosfera dantesca. Ti giri da una parte e vedi dentature che si stagliano su un cielo stellato pronte ad inghiottirti, e un attimo dopo una lastra azzurra come l'infinito ti guarda appesa ad una matita appoggiata al muro.


Al piano di sopra si dipanano i quattro percorsi. Particolarmente significativa è la rappresentazione della velocità da parte di Scarpitta con la sua Rajo Jack, che avevo già avuto modo di ammirare in una mostra precedente tutta dedicata a lui. Certo che uno che costruisce auto da corsa se si parla di velocità qualcosa da dire la trova. Quello che mi ha colpita di più, però, è stato il tema dell'infinito.
Intanto secondo me cercare di rappresentare qualcosa che non possiamo concepire del tutto, essendo noi esseri finiti, equivale a un suicidio. Poi perché non esiste solo l'infinito di Spalletti, che ti accoglie in una rappresentazione tutta bianca del suo studio personale con lastre di infinito di azzurro fuso, ma anche quello di Eccher che si arrovella su uno stesso pensiero, come in Keep your seat, opera che ha il merito indiscusso di non passare inosservata.


Immaginate di essere rinchiusi in un pensiero, una situazione, un sistema, e di non riuscire ad uscirne. Tipo nell'opera di Marco Tirelli che imita il susseguirsi di porte e finestre di un paesaggio urbano, uno di quelli con i palazzi dormitorio formato cubo e il fumo di una ciminiera invisibile che intossica l'aria sullo sfondo.
Roba da città industriale, traffico e...  nebbia, un'altra grande protagonista della mostra. La nebbia sfuma i contorni e ci illude che non esistano, così da immaginarci chissà quale spazio sconfinato dietro di essa.

Ho due osservazioni argute:
1. Quando un artista cerca di rappresentare l'infinito, cioè qualcosa che non ha limiti, usa spesso dei frammenti geometrici da riproporre per un po', come se il concetto di limite fosse legato a quello della ripetitività. Se riempio una tela enorme con file di quadrati di colori diversi in ordine sparso, ci metto una cornice minimal e lo appendo ad uno dei colossali muri bianchi della GAM, è probabile che chi lo guarda abbia l'impressione di vedere un frammento di qualcosa di molto più grande, che si estende al di là del quadro e continua all'infinito.
Badate che il quadro di Tirelli, al quale potrebbe sembrare che io alluda, non era nella sezione dedicata all'infinito. Questo ci porta alla seconda osservazione, che è più una domanda:
2. Sono io che sono in fissa, o la storia dell'infinito riguarda l'80% delle opere in mostra? Da Galliani con la sua nebbia a Spalletti con l'azzurro pastello, a Tirelli, fino allo splendido Ragazzo morso dal ramarro di Caravaggio con la sua luce brillante immersa in un buio che potrebbe nascondere di tutto.

Anche in musica esiste la pratica di ripetere una frase più volte, sovrapponendo una voce ad un'altra come se si inseguissero, e questo ben prima della nascita della Loop Station. Dicesi Canone.