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Dove mi sono persa - ep.5

Posted by MES sabato 31 maggio 2014 alle 19:01


A Borgo San Paolo, lasciandosi Piazza Robilant alle spalle e imboccando Via Lancia, è possibile ammirare da vicino uno dei simboli di Torino: l'ex Grattacielo Lancia
In realtà è visibile da una miriade di posti, ma da questa angolazione si notano meglio i pilastri a cavallo della strada omonima che scorre sotto di lui come niente fosse. Per inciso: il palazzone tutto vetrate non gratta proprio niente, ma negli anni in cui è stato costruito (fine anni Cinquanta) una roba simile si vedeva solo al di là delle Alpi e nei fumetti di fantascienza. In effetti in L'altra Torino l'edificio viene segnalato come un alieno arrivato dal pianeta Lancia: dopo il trasferimento dalla prima sede di San Salvario e un primo periodo espansionistico (1911-1939) che l'ha portata ad occupare tutta l'area tra Via Monginevro e Corso Rosselli, l'azienda vive una fortunata ascesa e una rovinosa discesa terminata con la cessione a FIAT e il trasferimento degli stabilimenti. 
Il gigante di vetro e cemento rimane a guardare, un piede di qua e uno di là, una cessione avvenuta solo dieci anni dopo la sua nascita (1969): la nuova proprietaria non sa cosa farsene di lui e lo lascia vuoto fino al 1996, quando lo ristruttura per ricavarne un centro contabile da 30.000 impiegati. Poi, altri abbandoni: già nel 2002 con la cessione dello stabile ad IBM, poi nel 2008, quando subentrano la GEFIM e subito dopo la società Patio dell'imprenditore Adriano Ossola, il quale lo trasforma in un edificio supermoderno. I primi cinque piani di uffici vengono venduti in poco tempo, ma poi la crisi si fa sentire e quasi nessuno si fa avanti per le abitazioni di lusso dal nono al sedicesimo piano. I creditori cominciano a rumoreggiare, la società naviga in cattive acque e nel 2012 Ossola si arrende e mette in mezzo il tribunale. Ad oggi lo stabile è stato confiscato dalle autorità giudiziarie e i creditori nei confronti della Patio ammontano a 37, per un debito totale di 13 milioni.


Per essere un simbolo, il Grattacielo è decisamente sfigato. Però di sicuro non si annoia: ai suoi piedi sono previste grandi trasformazioni, i cantieri sono già attivi da tempo e la gente non smette di protestare. Il Progetto Parco San Paolo coinvolge l'area di 58.000 mq tra via Lancia e via Monginevro, dove ancora oggi dormono i vecchi stabilimenti Lancia: si parla di 41.000 mq da adibire ad abitazioni per 1.800 persone e 17.000 mq da destinare a terziario, commercio e tempo libero con un investimento totale di 80 milioni di euro. A firmarlo è la Zerocinque Trading Spa, leggi GEFIM: guardando la brochure sul sito ci si rende conto che non solo la società ha rifatto mezza Torino, ma si era interessata anche della zona pedonale sorta nei primi anni Duemila nell'ex area Gardino, di fronte al Parco Ruffini, poco distante dal Grattacielo. Il progressivo avanzare dei lavori è stato documentato fino a poco tempo fa da Skyscrapers (onore ai suoi membri).
Qui oggi sorge, tra le altre cose, una bella libreria dal nome evocativo: Capo Horn. Ed è qui che Roberto (un passato nell'edilizia, un presente nell'editoria e un futuro chissà dove, forse sulla luna) mi mostra i mitici libri della Graphot, un assortimento invidiabile di giornali e riviste e, tra reti ed installazioni in legno che profumano di mare, il volume Irian Jaya, viaggio nel mare indonesiano di Alberto Rava: non avendo l'attrezzatura necessaria a documentarlo, l'autore ha disegnato tutto ciò che ha visto nel diario che Capo Horn ha deciso di pubblicare. Inoltre la zona dedicata ai bambini è abbastanza attrezzata da essere segnalata in un autorevole sito per genitori torinesi, i quali come sappiamo sono piuttosto esigenti su tutto ciò che riguarda la loro prole. 
Insieme ai suoi soci Enrica e Salvatore, Roberto mi parla dell'area pedonale e delle voci che girano: non è un caso se non ci sono bar e pizzerie nelle immediate vicinanze della piazza, visto che i locali della zona non avrebbero i requisiti necessari ad ospitarne le cucine. Sarebbe bello sostituire la fontana (spenta) con un posto chiuso dove riunirsi e fare delle attività: un gazebo sarebbe perfetto, ma forse gli abitanti si accontenterebbero anche di una tenda. Si vende principalmente nei fine settimana come in un quartiere dormitorio, mentre chi viene da altre zone solitamente preferisce gli scaffali del Bennet a quelli delle piccole attività poco distanti. Insomma, non proprio l'immagine di una comunità felice.

Sembra evidente che ciò che serve, qui, è un'iniezione di asili, ASL, case popolari, piccole attività, luoghi d'incontro (una Casa del Quartiere non ci starebbe male, visto che il borgo non ne ha ancora una) e almeno un po' di verde, magari riducendo l'area edificabile a 14 mila mq. Proprio quello che chiede il Comitato Parco Lancia, che lamenta soprattutto la cattiva gestione della trattativa tra il Comune e la GEFIM: stando alla relazione presente sul blog gli oneri di urbanizzazione ammonterebbero a circa 12 milioni di euro ma il Comune ne ha chiesti 4 ed è sceso subito a 2 e mezzo accettando un contentino di qualche migliaio di metri quadri da usare per la comunità. Il tutto sulla base di una stima del Settore Valutazioni Patrimoniali non disponibile alla consultazione: la delibera del Comune, infatti, allega unicamente la stima proposta dal Comitato, nonostante se ne freghi del contenuto. Un complesso composto da centro commerciale, due torri super tecnologiche e 1.800 posti letto non è esattamente l'immagine che mi viene in mente quando penso ad un parco. 
In realtà col tempo un risultato il Comitato lo ha ottenuto e neanche tanto piccolo: la GEFIM non potrà demolire i vecchi stabilimenti, ai quali è stato riconosciuto un certo valore architettonico. Per il resto, nella delibera si insiste particolarmente sul parcheggio sotterraneo di 5.000 mq che nessuno ha mai chiesto e sulla possibilità di farselo pagare per recuperare un po' di soldi, sul fatto che i viali alberati circostanti non verranno eliminati ma anzi rinfoltiti da "70 nuovi esemplari a medio e alto fusto" e su una valutazione secondo la quale non ci sarà un significativo incremento del traffico in conseguenza dei lavori previsti come invece paventava il Comitato, salvo poi parlare della "messa in atto di tutte le possibili azioni atte a fluidificare il traffico nell'area" (ma allora il traffico c'è o no?). Veniamo rassicurati anche circa l'altezza delle due torri, che non supererà quella del Grattacielo. 
Sono soddisfazioni. 
Una precisazione è però necessaria: nessuno ha mai detto di voler demolire il Grattacielo, se non altro perché fino a qualche mese fa era di un privato e non è stato interessato dai progetti di trasformazione degli ultimi anni.

Passeggiando in Via Lancia ho avuto una visione: il Grattacielo, tornato alla vita, ospitava una nutrita schiera di attività commerciali indipendenti, come un enorme mercato coperto; il Bennet era stato rimpiazzato da una Casa del Quartiere con asilo e area attrezzata per il gioco annessi; gli stabilimenti della Lancia, ristrutturati, erano la sede di una ASL e al posto delle due torri campeggiava un centro sportivo, poco distante dalla Fondazione Merz e da un bel parco. Biondo era particolarmente d'accordo su quest'ultimo punto. 
Stavo pensando: è strano che i miei deliri non riguardino mai centri commerciali, case di lusso e parcheggi. Forse perché i miei conti sono più facili da risanare rispetto a quelli del Comune. O forse perché non lavoro per la GEFIM. Nonostante tutto, a fine 2015 avremo un'idea più precisa della direzione presa dai lavori e conteremo le differenze tra le esigenze a lungo termine della comunità e quelle più immediate delle casse comunali. Fino ad allora, fossi in voi mi farei un giro a Capo Horn.
Se non altro perché ho trovato una foto con la fontana accesa e Babbo Natale sullo sfondo.

Dove mi sono persa - ep.2

Posted by MES giovedì 15 maggio 2014 alle 19:37

Capita che Biondo non sia proprio su di morale, complice un bagno a tradimento (ho le prove) e una passeggiata troppo intensa. In cinque minuti sono passati nell'ordine: due bambini sul monopattino, un tizio su una bici di quelle pieghevoli (ruote grandi = poca rabbia; ruote piccole = Hulk), una cagna in calore, un maremmano di taglia gigante e un cretino con lo stereo a palla incastrato tra l'orecchio e la spalla destri. O sinistri, non mi ricordo.

Ma lo stereo sulla spalla non aveva finito di vivere negli anni '80?
Comunque.

Quando sono passata in via Pollenzo, conscia di essermi persa dopo soli dieci minuti di passeggiata e di aver quindi superato qualsiasi record in attivo, ho visto l'insegna della Libreria Il Gatto Immaginario e sono entrata di slancio.
Dentro, libri per bambini di ogni genere, forma e colore, due spazi attrezzati e una lista di corsi e laboratori. E Flavia, che mi sorride. Nell'ora successiva, mentre Biondo cadeva in coma profondo dietro il bancone, Flavia mi racconta tante cose: ha la libreria da quattro anni e sembra piacerle parecchio, l'ha messa apposta in Borgo San Paolo perché sa che qui c'è un forte senso di comunità e mi parla dei peruviani, del Gabrio, del mercato di Via Di Nanni. Sono cose di cui ho già sentito parlare ed è giunta l'ora che mi informi.
Il Gabrio è il posto che mi affascina di più tra tutti: non ho mai frequentato un Centro Sociale e magari è arrivato il momento. Intanto devo risolvere il dilemma di una scuola media (la scritta "Pezzani" è ormai solo un'ombra) con striscioni e manifesti sulla facciata. Presto detto: il Gabrio non è sempre stato lì, si è spostato dopo che il Comune ha rilevato la presenza di amianto nella vecchia sede di via Revello e ha chiesto lo sgombero per mettere l'edificio in sicurezza. Chi dice che è normale, chi invece che lo fanno apposta per metterli in difficoltà. Non lo so, ma ultimamente ho sentito di nuovo qualcuno dire che i centri sociali andrebbero chiusi. Credo c'entri il fatto che ho appena deciso di frequentarne uno. Speriamo bene, perché ci fanno belle cose. Tipo questo. O il mercato dei prodotti a km 0, che sto cercando già da un po'.


Appena fuori dalla Libreria, un cartellone recita: MASHUP, con un cervello che si deatomizza sullo sfondo. Questa manifestazione sembra fatta apposta per me. Facendo i miei compiti, però, ho capito che il Digital Festival, come hanno deciso di chiamarlo in un momento di creatività sfrontata, non riguarda solo Torino ma un po' tutta Italia. Gli eventi si fanno in posti fighi come il Talent Garden, che ho scoperto essere anche discretamente vicino a casa. Lo hanno aperto da un anno e già fanno belle cose: penso che andrò a dare un'occhiata il 23.
Ho anche trovato un articolo serio di gente che va in un posto perché decide di andarci. Poiché il posto in questione è Borgo San Paolo e io me ne sto già innamorando, eccolo qua.

Dove mi sono persa - ep.1

Posted by MES venerdì 2 maggio 2014 alle 18:48

Oggi non mi sono proprio persa, o almeno non fisicamente. Mi sono limitata a girovagare come faccio sempre, in attesa di ispirazione da guinzaglio, cioè dello strattone proveniente dal sopracitato, menzionante una predisposizione da parte del quadrupede di andare dall'una o dall'altra parte. 
Il problema è cominciato quando sono tornata a casa e ho acceso il pc. Prima stavo bene.
Il fatto è che Torino è pericolosa. Non puoi alzare gli occhi dal marciapiede che ti prende e ti porta via.

Ero lì che passeggiavo con Biondo e per una volta il nome della strada che percorrevo aveva un che di familiare: ero abbastanza sicura di esserci già passata una ventina di volte, per cui sapevo di essere piuttosto vicina a casa. "Forse oggi ce la faccio", ho pensato. Non è impossibile; questione di congiunzioni astrali, immagino.
Mi lascio alle spalle: i murales di via D'Annunzio, la Fondazione Rebaudengo, la Fontana Igloo, l'ex Fergat, i giardini San Paolo. Alcune tra le cose che vedo mi piacciono semplicemente perché sono belle, tipo la scuola Santorre di Santarosa, altre perché mi incuriosiscono, come la campagna pubblicitaria per l'elezione di Torino a Capitale dello Sport per il 2015. Il punto però non è questo.

Il punto è che, una volta a casa, mi è venuta l'ottima idea di aprire L'altra Torino per avere un'idea più precisa di quanto avevo visto. Una parola mi corre negli occhi: Sanpablog. E' solo l'inizio.
Sanpablog è il blog di Borgo San Paolo. Forse dovrei dire era, visto che non è più stato aggiornato dal 2012. Guardo tra i link per capire con chi me la devo prendere e mi rendo conto che il progetto è il frutto della collaborazione tra il Comune e lo SmartLab , laboratorio del CSP. Ci scrive gente come Enrico Sola, del quale condivido in pieno le opinioni riguardo ai più recenti modelli di aspirapolvere. Per fortuna tra i contatti c'è un indirizzo: via Vigone 76/b. 
Prossimamente su questi schermi devo capire che c'è in via Vigone 76/b.
Poi mi accorgo di un altro indirizzo, appena un paio di righe in basso: è quello del Settore rigenerazione urbana e Integrazione.

Una veloce ricerca mi porta al sito del Comune: a quanto pare le iniziative che vanno sotto il nome di rigenerazione urbana sono diverse, anche se il blog non è espressamente citato. 
Chissà sotto quale occhiello di titoletto secondario di appendice in codice braille l'avranno catalogato. Comunque. 
Le voci in attivo sono tre: la Festa dei Vicini, lo Spazio 211 e la Videocommunity. Con qualche ricerca collaterale scopro che lo Spazio 211 non è altro che il BlahBlah, il locale dove ho ascoltato i miei amici durante il Torino Jazz Festival. Inoltre, mentre cerco di capire cosa significa festeggiare un vicinato pressoché sconosciuto, mi imbatto in Sharing Torino, un progetto di housing sociale che ti permette di alloggiare in un albergo speciale (c'è pure la biblioteca!). Non basta: a Torino esistono posti come i Centri d'Incontro e le Case del Quartiere.
Ora ho capito (forse) che diavolo è una rigenerazione urbana: un tentativo di far uscire la gente di casa per incontrarsi da qualche parte, magari facendo qualcosa. Obiettivo finale: fare comunità. Mi piace.

Insomma, per farla semplice, alla fine avevo una quarantina di schede aperte tra siti di biblioteche civiche con un'agenda di eventi più lunga della lingua di Biondo, manifestazioni a caso e piccole rivelazioni, che vi elenco di seguito.
Intanto il Sanpablog non è il solo: Torino 2.0 è il suo cugino minore, magari non finanziato dal Comune ma organizzato da Blogosfere. Hanno in comune soprattutto una cosa: sono entrambe esperienze già concluse. Che sfiga.
I murales di via D'Annunzio non sono esattamente "spontanei", nel senso che sorgono in un'area dedicata appositamente dal Comune. Quindi niente immagine andergraund del figo completo di bombolette che si aggira furtivamente tra gli uffici della Circoscrizione 3 e il parcheggio con mutande in vista annesse. Però i murales sono molto fighi e per fortuna c'è chi li fotografa.
Ultima in ordine di apparizione, ma non certo di importanza, c'è una notizia che mi ha sconvolta: l'igloo di Merz non è sbagliato.
E con questo, mi ritiro nelle mie stanze.