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Dove mi sono persa - ep.5

Posted by MES sabato 31 maggio 2014 alle 19:01


A Borgo San Paolo, lasciandosi Piazza Robilant alle spalle e imboccando Via Lancia, è possibile ammirare da vicino uno dei simboli di Torino: l'ex Grattacielo Lancia
In realtà è visibile da una miriade di posti, ma da questa angolazione si notano meglio i pilastri a cavallo della strada omonima che scorre sotto di lui come niente fosse. Per inciso: il palazzone tutto vetrate non gratta proprio niente, ma negli anni in cui è stato costruito (fine anni Cinquanta) una roba simile si vedeva solo al di là delle Alpi e nei fumetti di fantascienza. In effetti in L'altra Torino l'edificio viene segnalato come un alieno arrivato dal pianeta Lancia: dopo il trasferimento dalla prima sede di San Salvario e un primo periodo espansionistico (1911-1939) che l'ha portata ad occupare tutta l'area tra Via Monginevro e Corso Rosselli, l'azienda vive una fortunata ascesa e una rovinosa discesa terminata con la cessione a FIAT e il trasferimento degli stabilimenti. 
Il gigante di vetro e cemento rimane a guardare, un piede di qua e uno di là, una cessione avvenuta solo dieci anni dopo la sua nascita (1969): la nuova proprietaria non sa cosa farsene di lui e lo lascia vuoto fino al 1996, quando lo ristruttura per ricavarne un centro contabile da 30.000 impiegati. Poi, altri abbandoni: già nel 2002 con la cessione dello stabile ad IBM, poi nel 2008, quando subentrano la GEFIM e subito dopo la società Patio dell'imprenditore Adriano Ossola, il quale lo trasforma in un edificio supermoderno. I primi cinque piani di uffici vengono venduti in poco tempo, ma poi la crisi si fa sentire e quasi nessuno si fa avanti per le abitazioni di lusso dal nono al sedicesimo piano. I creditori cominciano a rumoreggiare, la società naviga in cattive acque e nel 2012 Ossola si arrende e mette in mezzo il tribunale. Ad oggi lo stabile è stato confiscato dalle autorità giudiziarie e i creditori nei confronti della Patio ammontano a 37, per un debito totale di 13 milioni.


Per essere un simbolo, il Grattacielo è decisamente sfigato. Però di sicuro non si annoia: ai suoi piedi sono previste grandi trasformazioni, i cantieri sono già attivi da tempo e la gente non smette di protestare. Il Progetto Parco San Paolo coinvolge l'area di 58.000 mq tra via Lancia e via Monginevro, dove ancora oggi dormono i vecchi stabilimenti Lancia: si parla di 41.000 mq da adibire ad abitazioni per 1.800 persone e 17.000 mq da destinare a terziario, commercio e tempo libero con un investimento totale di 80 milioni di euro. A firmarlo è la Zerocinque Trading Spa, leggi GEFIM: guardando la brochure sul sito ci si rende conto che non solo la società ha rifatto mezza Torino, ma si era interessata anche della zona pedonale sorta nei primi anni Duemila nell'ex area Gardino, di fronte al Parco Ruffini, poco distante dal Grattacielo. Il progressivo avanzare dei lavori è stato documentato fino a poco tempo fa da Skyscrapers (onore ai suoi membri).
Qui oggi sorge, tra le altre cose, una bella libreria dal nome evocativo: Capo Horn. Ed è qui che Roberto (un passato nell'edilizia, un presente nell'editoria e un futuro chissà dove, forse sulla luna) mi mostra i mitici libri della Graphot, un assortimento invidiabile di giornali e riviste e, tra reti ed installazioni in legno che profumano di mare, il volume Irian Jaya, viaggio nel mare indonesiano di Alberto Rava: non avendo l'attrezzatura necessaria a documentarlo, l'autore ha disegnato tutto ciò che ha visto nel diario che Capo Horn ha deciso di pubblicare. Inoltre la zona dedicata ai bambini è abbastanza attrezzata da essere segnalata in un autorevole sito per genitori torinesi, i quali come sappiamo sono piuttosto esigenti su tutto ciò che riguarda la loro prole. 
Insieme ai suoi soci Enrica e Salvatore, Roberto mi parla dell'area pedonale e delle voci che girano: non è un caso se non ci sono bar e pizzerie nelle immediate vicinanze della piazza, visto che i locali della zona non avrebbero i requisiti necessari ad ospitarne le cucine. Sarebbe bello sostituire la fontana (spenta) con un posto chiuso dove riunirsi e fare delle attività: un gazebo sarebbe perfetto, ma forse gli abitanti si accontenterebbero anche di una tenda. Si vende principalmente nei fine settimana come in un quartiere dormitorio, mentre chi viene da altre zone solitamente preferisce gli scaffali del Bennet a quelli delle piccole attività poco distanti. Insomma, non proprio l'immagine di una comunità felice.

Sembra evidente che ciò che serve, qui, è un'iniezione di asili, ASL, case popolari, piccole attività, luoghi d'incontro (una Casa del Quartiere non ci starebbe male, visto che il borgo non ne ha ancora una) e almeno un po' di verde, magari riducendo l'area edificabile a 14 mila mq. Proprio quello che chiede il Comitato Parco Lancia, che lamenta soprattutto la cattiva gestione della trattativa tra il Comune e la GEFIM: stando alla relazione presente sul blog gli oneri di urbanizzazione ammonterebbero a circa 12 milioni di euro ma il Comune ne ha chiesti 4 ed è sceso subito a 2 e mezzo accettando un contentino di qualche migliaio di metri quadri da usare per la comunità. Il tutto sulla base di una stima del Settore Valutazioni Patrimoniali non disponibile alla consultazione: la delibera del Comune, infatti, allega unicamente la stima proposta dal Comitato, nonostante se ne freghi del contenuto. Un complesso composto da centro commerciale, due torri super tecnologiche e 1.800 posti letto non è esattamente l'immagine che mi viene in mente quando penso ad un parco. 
In realtà col tempo un risultato il Comitato lo ha ottenuto e neanche tanto piccolo: la GEFIM non potrà demolire i vecchi stabilimenti, ai quali è stato riconosciuto un certo valore architettonico. Per il resto, nella delibera si insiste particolarmente sul parcheggio sotterraneo di 5.000 mq che nessuno ha mai chiesto e sulla possibilità di farselo pagare per recuperare un po' di soldi, sul fatto che i viali alberati circostanti non verranno eliminati ma anzi rinfoltiti da "70 nuovi esemplari a medio e alto fusto" e su una valutazione secondo la quale non ci sarà un significativo incremento del traffico in conseguenza dei lavori previsti come invece paventava il Comitato, salvo poi parlare della "messa in atto di tutte le possibili azioni atte a fluidificare il traffico nell'area" (ma allora il traffico c'è o no?). Veniamo rassicurati anche circa l'altezza delle due torri, che non supererà quella del Grattacielo. 
Sono soddisfazioni. 
Una precisazione è però necessaria: nessuno ha mai detto di voler demolire il Grattacielo, se non altro perché fino a qualche mese fa era di un privato e non è stato interessato dai progetti di trasformazione degli ultimi anni.

Passeggiando in Via Lancia ho avuto una visione: il Grattacielo, tornato alla vita, ospitava una nutrita schiera di attività commerciali indipendenti, come un enorme mercato coperto; il Bennet era stato rimpiazzato da una Casa del Quartiere con asilo e area attrezzata per il gioco annessi; gli stabilimenti della Lancia, ristrutturati, erano la sede di una ASL e al posto delle due torri campeggiava un centro sportivo, poco distante dalla Fondazione Merz e da un bel parco. Biondo era particolarmente d'accordo su quest'ultimo punto. 
Stavo pensando: è strano che i miei deliri non riguardino mai centri commerciali, case di lusso e parcheggi. Forse perché i miei conti sono più facili da risanare rispetto a quelli del Comune. O forse perché non lavoro per la GEFIM. Nonostante tutto, a fine 2015 avremo un'idea più precisa della direzione presa dai lavori e conteremo le differenze tra le esigenze a lungo termine della comunità e quelle più immediate delle casse comunali. Fino ad allora, fossi in voi mi farei un giro a Capo Horn.
Se non altro perché ho trovato una foto con la fontana accesa e Babbo Natale sullo sfondo.

Dove mi sono persa - ep.4

Posted by MES martedì 27 maggio 2014 alle 21:08

Recenti esplorazioni mi hanno portata a Borgo Campidoglio, a mio avviso uno dei luoghi più suggestivi di Torino. Il risultato è duplice: mi sono riconciliata con la parte di Umanità in grado di preservare un gioiello simile difendendolo da piani regolatori e centri commerciali e ho scoperto l'amore dei torinesi per la Street Art, qui ampiamente rappresentata grazie alla presenza del MAU, un vero e proprio museo a cielo aperto.

Costruito nell'ultima metà del 1800 a ridosso della Cinta Daziaria per ospitare chi veniva a lavorare in una delle tante fabbriche della Torino industriale, il Borgo è rimasto uguale: sembra di camminare in un paese di altri tempi, con le sue case basse e le strette strade erbose su cui si affacciano le botteghe degli artigiani e le piccole attività commerciali.
Una breve storia del luogo è reperibile sul sito del  Comitato di riqualificazione urbana Borgo Vecchio Campidoglio, molto attivo sul territorio per preservarlo ma anche per arricchirlo e rinnovarlo in modo da non farlo morire. Uno dei progetti più riusciti tra quelli promossi dall'associazione è il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio (CCANC): attraverso una carta fedeltà si possono accumulare sconti spendibili in tutte le attività commerciali aderenti all'iniziativa, in modo da incentivare le piccole realtà del luogo, danneggiate da super/iper/mega mercati dove trovi tutto tranne il rapporto col commerciante e le uniche facce familiari ti urlano "prendi due paghi uno" dagli scaffali. Stesso obiettivo per il progetto Galleria Campidoglio: trenta opere artistiche sotto plexiglass campeggiano tra un negozio e l'altro, per rifarti gli occhi mentre compri le zucchine.
La Galleria ha visto la collaborazione del CCANC con il MAU, il museo a cielo aperto di cui sopra, riconosciuto ufficialmente come tale a partire dal 2011.

Se l'obiettivo del Museo di Arte Urbana era rivalutare gli spazi spogli della zona assegnandoli a talenti emergenti della Street Art, ci è riuscito.
Ogni passo una foto, con grande disappunto di Biondo, il quale non riusciva evidentemente a capire il mio interesse per i graffiti: sono inodori, spesso troppo alti per essere toccati e troppo verticali per potercisi rotolare dentro. Certo, sono colorati, ma lui non lo sa: i cani vedono solo tre o quattro colori e lui è anche mezzo cieco. Nonostante questo, un sorriso me lo ha fatto.
Anche al MAU piace collaborare e non ha che da scegliere: a Torino le ACU (Associazioni per la Creatività Urbana) sono sempre impegnate alla realizzazione di qualche evento in giro, spesso coadiuvate dai Servizi per le Politiche Giovanili e per le Arti Contemporanee della città. Le ultime opere di Piazza Campidoglio, ad esempio, sono state realizzate grazie alla sinergia tra il MAU e Style Orange nell'ambito del progetto Murarte, iniziato nel lontano 1999 con gli stessi intenti.
Monkeys Evolution e Il Cerchio e Le Gocce sono le altre due ACU più attive a Torino: hanno partecipato insieme a Style Orange al Festival PicTurin, sopravvissuto per ben tre edizioni fino al 2012.

Borgo Campidoglio non è l'unico ad ospitare progetti simili: è stata addirittura creata una mappa per segnalarli tutti. Lo zoo di Parco Michelotti, ad esempio, è stato riqualificato grazie a SAM, iniziativa dell'associazione Border Gate nell'ambito di PicTurin che aveva portato anche alla creazione di Border Land, uno spazio di incontro completo di bar e rete Wi-Fi gratuita. Parlo al passato perché il centro non c'è più: il Comune ha deciso di non rifinanziarlo e non ha accettato la proposta dell'associazione di ricreare la stessa formula in zone diverse della città.
Insomma, non ha funzionato.

Sorge spontanea una domanda, anzi due: come mai in Borgo Campidoglio fioriscono iniziative che altrove hanno vita breve o comunque non riescono a creare una sinergia tra le attività già presenti sul territorio? Non sarà che la spinta a fare comunità, coltivata grazie ad associazioni come quella del Comitato, aiuta anche l'economia e permette di fare progetti a lungo termine per uno scopo condiviso?
Le proposte di riqualificazione sono sempre nate nei vicoli colorati del Borgo, nelle assemblee proposte dai gruppi associativi, insomma all'interno della comunità. Non hanno semplicemente subito i piani di un'Amministrazione comunale che decideva per loro: hanno proposto per primi i cambiamenti che volevano vedere, forti del fatto di non essere soli. Ecco perché il CCANC viene citato come uno dei migliori Centri Commerciali Naturali di Torino e passeggiare nel Borgo ti riporta indietro nel tempo. Ecco perché adoro Borgo Campidoglio.

Unico neo della gita: non aver visitato il rifugio antiaereo, anch'esso recuperato per volontà degli abitanti del Borgo e rivisitato dai writers (e io che li chiamavo graffitari...). Rimedierò presto. 
Intanto vi segnalo una bella iniziativa curata da Giada Pucci che riguarda gli artisti torinesi over 35: fino a fine agosto a chi presenterà il portfolio verranno distribuiti buoni pasto spendibili in negozi di alimentari e ristoranti di Torino. Come di consueto, il titolo è un gioco di parole: Pasti d'Artista
Che città meravigliosa.


Dove mi sono persa - ep.3

Posted by MES lunedì 19 maggio 2014 alle 20:08

La settimana scorsa mi sono persa in Corso Castelfidardo e ho camminato lungo via Borsellino, via Bixio e tutta la zona delle ex OGR. Lo scrivo solo ora perché ho visto tante cose, o almeno tante ombre piene di promesse per il futuro, ma per capire quali fossero le promesse in questione ho dovuto spulciare parecchi libri, articoli, siti e forum. Ho scoperto che ogni palazzo, soprattutto il più scalcinato, ha una storia dietro, un futuro incerto davanti e tante polemiche in mezzo, simbolo di una città in perenne trasformazione, come una bella donna che ha paura di invecchiare. Ecco perché nella stessa strada che ospita una meravigliosa cittadella universitaria trovi una palazzina che cade a pezzi. Ma questa è Torino e su ogni pietra, ogni foglia e ogni tegola incombe almeno un progettino di bonifica e riqualificazione.
Basta riuscire a rimanere al passo con la città.

Le Officine Grandi Riparazioni sono le grandi protagoniste di questo film. Sono state costruite tra il 1885 e il 1895 dalla società Ferrovie Alta Italia per rilanciare Torino, che aveva appena smesso di essere la Capitale d'Italia e andava ancora in bici. Ci lavoravano operai altamente specializzati che si occupavano della manutenzione ferroviaria: se lavoravi lì nei primi del Novecento voleva dire che eri figo. Peccato che non funzionino più dagli anni '70 (si, lo so che l'ultimo carico è stato avvistato negli anni '90, ma già prima si batteva la fiacca). Sono state riaperte in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia con grande successo di pubblico e da allora hanno continuato ad offrire eventi di vario genere.

Le OGR facevano parte di una zona più ampia dove, nel 1800, si era deciso di concentrare gli edifici più importanti della città: oltre ad esse nell'Area Grandi Servizi c'erano la galera, la caserma e il mattatoio. 
Di tutto ciò oggi rimane poco. Il mattatoio è stato sostituito da un giardino e spostato alle Vallette, dove è situato anche il carcere, mentre la galera di cui sopra, denominata Le Nuove, è rimasta in funzione fino al 2003, ma già dalla fine degli anni '80 era occupata solo da pochi detenuti in semilibertà; oggi una parte ospita il museo, un'altra è destinata a futuri uffici del Tribunale e si parla di trasformare il rimanente in un nuovo polo della movida torinese, ché a San Salvario non ne possono più di stare in mezzo al casino. La caserma La Marmora è ormai utilizzata solo in parte da alcune associazioni, mentre accanto ad essa, avvolta dai manifesti e in stato di abbandono, giace la palazzina della ex Nebiolo, ditta di macchine tipografiche. Intorno, un parcheggio che non si fila nessuno. Poco distante, per l'appunto, le Officine: dell'enorme complesso di 190.000 mq, 20.000 sono destinati ad eventi e mostre, mentre buona parte di ciò che rimane ospita alcuni corsi del Politecnico, la cui centrale termica, insediatasi nel 2008, svetta poco distante. Per fortuna c'è la Residenza Universitaria Borsellino a rallegrare l'atmosfera. In mezzo passano i binari, che in futuro verranno interrati.

Com'è ovvio, l'area di fronte alle OGR, denominata Westinghouse, è tutta da rifare.

All'inizio (siamo nel 2001) si era parlato di una mega biblioteca che non solo avrebbe ospitato la Civica di via della Cittadella, minacciata dall'ampliamento della facoltà di Architettura, ma sarebbe diventata un centro culturale di importanza internazionale. Il disegno di Marco Bellini mostra un imponente edificio ad onde da 200 milioni di euro. Inutile dire che ci hanno rinunciato: troppo costoso.
I torinesi erano affascinati dal progetto e ci sono rimasti male quando hanno capito che non lo avrebbero mai visto realizzarsi, ma già da tempo avevano avanzato un'altra proposta per rivalutare la zona: metterci un po' di verde in più. Certo, appena oltre c'è l'Albero giardino di Penone e, attiguo all'impianto sportivo poco oltre le OGR, vigila ancora il giardino Artiglieri da Montagna, ma non basta per tutti e il Ruffini è lontano.

Allora (2008) è spuntato fuori il progetto dell'Energy Center, un Centro dove start up e ricercatori scelti dal Politecnico avrebbero lavorato insieme nel campo delle enrgie rinnovabili (secondo archilovers, per lo studio e la ricerca applicata, il testing di tecnologie, la consulenza ad enti pubblici e privati, la promozione delle iniziative di settore e per stimolare all'interesse verso le tematiche energetiche). Ai cordoni della borsa, Impresa San Paolo, Regione Piemonte e Fondazione CRT mentre il Comune, oltre a mettere a disposizione l'area, ha eseguito le modifiche urbanistiche necessarie.
I torinesi, intanto, prendevano l'auto per andare al Ruffini col cane.

Nel 2011 il Comune si rende conto che i soldi sono pochi (ma va?) e che sarebbe meraviglioso riuscire ad interessare qualche sensibile mecenate all'Energy Center. Il punto è che se hai bisogno di soldi devi essere disposto a scendere a compromessi, soprattutto se devi farti finanziare la ristrutturazione di un'area enorme. Ed ecco l'idea rivoluzionaria: costruire un bell'ipermercato della Esselunga accanto alle opere di interesse comune per recuperare i soldi dell'investimento. Ne volete un'altra? Aggiungere alla wish list un albergo, un Centro Congressi e un parcheggio a due livelli. 

Ma ci sarà lo spazio? 
No? 
Vabbé, allora facciamo che invece di mettermi a disposizione 20.000 mq me ne dai 40.000. Si, lo so che in questo modo il giardino per metà sparisce e per l'altra metà si ritrova il parcheggio sotto il sedere, ma la vogliamo fare la rivalutazione o no?
I torinesi ne hanno abbastanza di congressi in giro per la città. I torinesi vogliono un po' d'erba in giro. E continuano ad andare al Ruffini col cane.



Ultimamente sembra che qualcosa si stia (ulteriormente) muovendo: Pd e Sel hanno chiesto la pedonalizzazione di via Borsellino per creare una piazza che unisca OGR, Centro Congressi, Politecnico ed Energy Center. Il parcheggio sarebbe anche più ampio, ma lascerebbe in pace il giardino.

Intanto le OGR sono al centro di un altro ciclone: la Fondazione CRT (si, la stessa interessata all'area Westinghouse) è stata impegnata per anni in una estenuante trattativa con Ferrovie dello Stato per acquistare lo stabile e trasformarlo in un "centro di produzione culturale" attraverso un proprio fondo stanziato ad hoc. Oltre a diverse difficoltà iniziali, a quanto pare dopo la conclusione della trattativa il budget era già dimezzato, per cui si eseguiranno unicamente i lavori di base, dal rinnovamento del tetto a quello dell'impianto elettrico. Il tutto in un tripudio di materiali eco sostenibili ed energie rinnovabili, of course. Risultato: del polo culturale tanto atteso rimarrà uno spazio buono per le mostre e le "nuove vocazioni creative" (benché mi risulti che lo facessero già prima, come testimoniato anche dal canale youtube). Oltre al fatto che, dopo tutto stò pippone, non posso nemmeno andarle a visitare perché rimarranno chiuse fino al 2015, quando riapriranno in concomitanza con l'Expo milanese.


E la Biblioteca di via della Cittadella che farà: si adatterà al Parco Ruffini pure lei? Non penserete che non ci sia un progettone anche per lei, vero? 
Cota non voleva spostarla perché diceva che sarebbe costato troppo, ma Fassino ha pensato di piazzarla nei Padiglioni 2 e 4 di Torino Esposizioni, la cui ristrutturazione costerà 56 milioni di euro contro i 200 del progetto di Bellini. L'operazione sarà solo una delle tappe di un progetto ben più ampio da 133 milioni di euro, per cui alcuni si chiedono se non fosse stato meglio tornare al piano A, magari realizzato lungo un periodo di tempo più ampio di quanto inizialmente previsto.

Il fatto è che ci vogliono soldi per tutto e quelli mica li trovi sugli alberi. E anche se fosse, di  alberi in giro non ce n'è abbastanza.

Dove mi sono persa - ep.2

Posted by MES giovedì 15 maggio 2014 alle 19:37

Capita che Biondo non sia proprio su di morale, complice un bagno a tradimento (ho le prove) e una passeggiata troppo intensa. In cinque minuti sono passati nell'ordine: due bambini sul monopattino, un tizio su una bici di quelle pieghevoli (ruote grandi = poca rabbia; ruote piccole = Hulk), una cagna in calore, un maremmano di taglia gigante e un cretino con lo stereo a palla incastrato tra l'orecchio e la spalla destri. O sinistri, non mi ricordo.

Ma lo stereo sulla spalla non aveva finito di vivere negli anni '80?
Comunque.

Quando sono passata in via Pollenzo, conscia di essermi persa dopo soli dieci minuti di passeggiata e di aver quindi superato qualsiasi record in attivo, ho visto l'insegna della Libreria Il Gatto Immaginario e sono entrata di slancio.
Dentro, libri per bambini di ogni genere, forma e colore, due spazi attrezzati e una lista di corsi e laboratori. E Flavia, che mi sorride. Nell'ora successiva, mentre Biondo cadeva in coma profondo dietro il bancone, Flavia mi racconta tante cose: ha la libreria da quattro anni e sembra piacerle parecchio, l'ha messa apposta in Borgo San Paolo perché sa che qui c'è un forte senso di comunità e mi parla dei peruviani, del Gabrio, del mercato di Via Di Nanni. Sono cose di cui ho già sentito parlare ed è giunta l'ora che mi informi.
Il Gabrio è il posto che mi affascina di più tra tutti: non ho mai frequentato un Centro Sociale e magari è arrivato il momento. Intanto devo risolvere il dilemma di una scuola media (la scritta "Pezzani" è ormai solo un'ombra) con striscioni e manifesti sulla facciata. Presto detto: il Gabrio non è sempre stato lì, si è spostato dopo che il Comune ha rilevato la presenza di amianto nella vecchia sede di via Revello e ha chiesto lo sgombero per mettere l'edificio in sicurezza. Chi dice che è normale, chi invece che lo fanno apposta per metterli in difficoltà. Non lo so, ma ultimamente ho sentito di nuovo qualcuno dire che i centri sociali andrebbero chiusi. Credo c'entri il fatto che ho appena deciso di frequentarne uno. Speriamo bene, perché ci fanno belle cose. Tipo questo. O il mercato dei prodotti a km 0, che sto cercando già da un po'.


Appena fuori dalla Libreria, un cartellone recita: MASHUP, con un cervello che si deatomizza sullo sfondo. Questa manifestazione sembra fatta apposta per me. Facendo i miei compiti, però, ho capito che il Digital Festival, come hanno deciso di chiamarlo in un momento di creatività sfrontata, non riguarda solo Torino ma un po' tutta Italia. Gli eventi si fanno in posti fighi come il Talent Garden, che ho scoperto essere anche discretamente vicino a casa. Lo hanno aperto da un anno e già fanno belle cose: penso che andrò a dare un'occhiata il 23.
Ho anche trovato un articolo serio di gente che va in un posto perché decide di andarci. Poiché il posto in questione è Borgo San Paolo e io me ne sto già innamorando, eccolo qua.

Dove mi sono persa - ep.1

Posted by MES venerdì 2 maggio 2014 alle 18:48

Oggi non mi sono proprio persa, o almeno non fisicamente. Mi sono limitata a girovagare come faccio sempre, in attesa di ispirazione da guinzaglio, cioè dello strattone proveniente dal sopracitato, menzionante una predisposizione da parte del quadrupede di andare dall'una o dall'altra parte. 
Il problema è cominciato quando sono tornata a casa e ho acceso il pc. Prima stavo bene.
Il fatto è che Torino è pericolosa. Non puoi alzare gli occhi dal marciapiede che ti prende e ti porta via.

Ero lì che passeggiavo con Biondo e per una volta il nome della strada che percorrevo aveva un che di familiare: ero abbastanza sicura di esserci già passata una ventina di volte, per cui sapevo di essere piuttosto vicina a casa. "Forse oggi ce la faccio", ho pensato. Non è impossibile; questione di congiunzioni astrali, immagino.
Mi lascio alle spalle: i murales di via D'Annunzio, la Fondazione Rebaudengo, la Fontana Igloo, l'ex Fergat, i giardini San Paolo. Alcune tra le cose che vedo mi piacciono semplicemente perché sono belle, tipo la scuola Santorre di Santarosa, altre perché mi incuriosiscono, come la campagna pubblicitaria per l'elezione di Torino a Capitale dello Sport per il 2015. Il punto però non è questo.

Il punto è che, una volta a casa, mi è venuta l'ottima idea di aprire L'altra Torino per avere un'idea più precisa di quanto avevo visto. Una parola mi corre negli occhi: Sanpablog. E' solo l'inizio.
Sanpablog è il blog di Borgo San Paolo. Forse dovrei dire era, visto che non è più stato aggiornato dal 2012. Guardo tra i link per capire con chi me la devo prendere e mi rendo conto che il progetto è il frutto della collaborazione tra il Comune e lo SmartLab , laboratorio del CSP. Ci scrive gente come Enrico Sola, del quale condivido in pieno le opinioni riguardo ai più recenti modelli di aspirapolvere. Per fortuna tra i contatti c'è un indirizzo: via Vigone 76/b. 
Prossimamente su questi schermi devo capire che c'è in via Vigone 76/b.
Poi mi accorgo di un altro indirizzo, appena un paio di righe in basso: è quello del Settore rigenerazione urbana e Integrazione.

Una veloce ricerca mi porta al sito del Comune: a quanto pare le iniziative che vanno sotto il nome di rigenerazione urbana sono diverse, anche se il blog non è espressamente citato. 
Chissà sotto quale occhiello di titoletto secondario di appendice in codice braille l'avranno catalogato. Comunque. 
Le voci in attivo sono tre: la Festa dei Vicini, lo Spazio 211 e la Videocommunity. Con qualche ricerca collaterale scopro che lo Spazio 211 non è altro che il BlahBlah, il locale dove ho ascoltato i miei amici durante il Torino Jazz Festival. Inoltre, mentre cerco di capire cosa significa festeggiare un vicinato pressoché sconosciuto, mi imbatto in Sharing Torino, un progetto di housing sociale che ti permette di alloggiare in un albergo speciale (c'è pure la biblioteca!). Non basta: a Torino esistono posti come i Centri d'Incontro e le Case del Quartiere.
Ora ho capito (forse) che diavolo è una rigenerazione urbana: un tentativo di far uscire la gente di casa per incontrarsi da qualche parte, magari facendo qualcosa. Obiettivo finale: fare comunità. Mi piace.

Insomma, per farla semplice, alla fine avevo una quarantina di schede aperte tra siti di biblioteche civiche con un'agenda di eventi più lunga della lingua di Biondo, manifestazioni a caso e piccole rivelazioni, che vi elenco di seguito.
Intanto il Sanpablog non è il solo: Torino 2.0 è il suo cugino minore, magari non finanziato dal Comune ma organizzato da Blogosfere. Hanno in comune soprattutto una cosa: sono entrambe esperienze già concluse. Che sfiga.
I murales di via D'Annunzio non sono esattamente "spontanei", nel senso che sorgono in un'area dedicata appositamente dal Comune. Quindi niente immagine andergraund del figo completo di bombolette che si aggira furtivamente tra gli uffici della Circoscrizione 3 e il parcheggio con mutande in vista annesse. Però i murales sono molto fighi e per fortuna c'è chi li fotografa.
Ultima in ordine di apparizione, ma non certo di importanza, c'è una notizia che mi ha sconvolta: l'igloo di Merz non è sbagliato.
E con questo, mi ritiro nelle mie stanze.